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Il nuovo che arriva | Il Giardino Energetico
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Il nuovo che arriva

Il nuovo che arriva

IL NUOVO CHE ARRIVA

 

L’uomo avanzava sull’erto pendio erboso con passo deciso che rendeva quasi impercettibile il leggero claudicare della gamba destra.

Portava, apparentemente senza sforzo, uno zaino non molto grande ma pesante, come si intuiva dalle cinghie tese sulle spalle.

Aveva il volto abbronzato, dai tratti decisi in contrasto con lo sguardo dolce, limpido, come di acqua sorgiva, in parte nascosto da un cappello a larghe tese.

In cima al colle si fermò, ansando leggermente, per tergersi il sudore sotto al cappello.

Lasciò correre lo sguardo sulla spianata sottostante, ammirando lo spettacolo del tramonto dietro la catena di montagne più lontana: era felice di essere di nuovo lì, a vedere come l’uomo nonostante tutto cercasse di resistere, evolversi, sopravvivere anche a se stesso.

L’immagine dei ruderi scuri all’orizzonte gli fece rivivere in un lampo gli ultimi decenni della sua stessa vita, l’incredibile errore che aveva minacciato la specie e la riscoperta di una possibilità diversa di coesistenza.

Ripensò al mondo in cui viveva prima, com’era organizzato, preordinato, quasi asettico con tutte le persone intente a produrre, pianificare, occuparsi superficialmente degli altri dimenticando se stessi.

 

L’Unione Mondiale, il blocco di nazioni che sovraintendeva alla pace del pianeta e ne regolamentava lo sviluppo, era riuscita nel suo intento sperimentando in continuazione terribili armi di distruzione di massa che, come una spada di Damocle sospesa sul mondo, in pratica obbligavano tutti i popoli ad aderire al sistema proposto.

Proprio questa continua ricerca portò all’errore più tremendo: poichè queste armi dovevano essere incruente nei confronti dell’uomo e le risorse erano sempre più preziose, si cercò di mettere a punto una “soluzione” che andasse a colpire e a distruggere le cose, privando i “dissenzienti” delle loro ricchezze: si lavorava perciò a mutare l’essenza stessa della materia.

La pericolosità di simili ricerche era ben nota al nonno dell’uomo, un grande scienziato impegnato proprio nel gruppo di ricerca più avanzato che, con alcuni colleghi, aveva cominciato a nutrire forti dubbi sull’efficacia di questo sistema di libertà solo apparente. Perciò, in gran segreto, avevano cominciato ad accumulare reperti della tecnologia del tempo, opere artistiche, strumenti di lavoro ed altre cose che avrebbero potuto perdersi.

Alcuni anni dopo, durante una serie di esperimenti, qualcosa sfuggì al controllo ed una reazione incontrollata si scatenò su tutto il pianeta.

L’effetto fu devastante, in pochi momenti qualsiasi documento, annotazione, libro, volume o giornale scritto si trasformò: era scomparsa la scrittura e con essa qualsiasi traccia di sapere scritto!

La qualità della vita degli uomini arretrò di qualche migliaio di anni, ripiombando in un oscuro Medio Evo perchè, se è vero che i prodotti tecnologici erano intatti, il loro utilizzo, la manutenzione e la riparazione erano comunque documentati per iscritto ed il comune utilizzo dei computer, che spesso avevano sostituito la memoria, ne era la condizione primaria per il funzionamento.

La perdita della scrittura ebbe effetti devastanti in tutti i campi.

Le grandi aziende che producevano in modo automatizzato la gran parte dei cibi e degli oggetti ritenuti indispensabili per la vita a poco a poco rallentarono la produzione o si fermarono, senza la giusta manutenzione, i ricambi adeguati e la necessaria programmazione nella loro conduzione.

Il mondo, che prima sembrava ormai troppo piccolo, ridivenne grande, troppo grande per quegli uomini che avevano affidato quasi per intero la loro esistenza ad un sistema scritto, preordinato e supervisionato da macchine.

La parola e la memoria supplirono inizialmente alla scrittura ma, con il passare del tempo, molti procedimenti che erano stati completamente automatizzati, si persero e non si riuscì più ad utilizzarli.

La paralisi produttiva fu il primo e più evidente segnale ma ben presto ci si rese conto che la mancanza della scrittura avrebbe portato a conseguenze ben più gravi.

L’umanità conobbe uno dei periodi più bui e cruenti.

La lotta per la sopravvivenza scatenò guerre in ogni parte del pianeta, sorsero alleanze di un giorno che naufragarono per mancanza di regole scritte e fu impossibile avere pace duratura perchè non si potevano scriverne le condizioni.

Per molto tempo valse eclusivamente la legge del più forte e molti popoli, contando sulla loro superiorità numerica, assalirono e soggiogarono i loro vicini ed i loro nemici storici.

 

All’uomo sul colle tornarono alla mente i villaggi fortificati sulle montagne dove si era ritirata la sua gente e dove lui era cresciuto.

Gli inverni gelidi alla ricerca di materiali combustibili per riscaldarsi, la continua lotta con l’acqua che era sempre troppa o troppo poca ( alvei incontrollati di fiumi imbrigliati producevano continue catastrofi nelle piene primaverili, mentre gli acquedotti ed i pozzi si prosciugavano o fornivano acqua malsana) e l’ansiosa attesa del padre e del nonno che, a turno e con altri piccoli gruppi di volenterosi, cercavano contatti pacifici con genti vicine riportando loro notizie di un’altra vita possibile: era un compito arduo e rischioso e spesso ne pagavano personalmente le conseguenze, anche con la morte.

 

Anche le malattie fecero la loro parte: l’umanità, inserita in un sistema mondiale di controllo sanitario, aveva ridotto di molto le proprie difese immunitarie e si trovò estremamente indifesa dall’attacco di virus e batteri.

Anche le malattie più comuni come le influenze, non adeguatamente contrastate, provocarono enormi epidemie mortali.

 

Il ricordo delle persone sofferenti riportò ancora una volta nella mente dell’uomo l’immagine del nonno: era stato principalmente lui la sua fonte di sapere, colui che l’aveva iniziato a quella che ormai era tutta la sua vita.

Man mano che cresceva, il nonno lo iniziò alle antiche conoscenze che aveva salvato.

Cominciò a portarlo con sè nei suoi viaggi alla ricerca di contatti con altri villaggi, dove adesso era spesso ben accolto per le sue attività di guaritore.

Nei loro spostamenti, per lo più a piedi, gli fece conoscere le piante, le erbe e le loro proprietà medicinali , curative ed alimentari.

Scoprì che la natura era in grado, nonostante le profonde ferite che l’uomo le infliggeva costantemente, di fornire gran parte di ciò che effettivamente era necessario per vivere, per un buon tipo di vita.

Sorrise tra sè pensando a come inizialmente gli erano parsi strani i gusti dei cibi naturali ( a volte anche tremendi! ) ed a come, a poco a poco, i suoi cinque sensi si fossero risvegliati permettendogli di vivere meglio tutto ciò che ruotava intorno a lui e soprattutto di affidarsi al sesto e più importante senso che era in lui: l’intuito.

Gli studi, ma specialmente i lunghi discorsi con il nonno, sulla filosofia e sulla medicina, in particolare quella antica e popolare, fecero crescere in lui la consapevolezza che l’uomo non è una macchina, un insieme di funzioni a sè stanti       ( o,come potrebbe definirlo un alieno dal suo posto di osservazione, un essere composto da macromolecole organiche, onnivoro,che si ricopre di fibre vegetali e sintetiche e trascorre la sua vita in cubi di materia inerte circondato da campi elettrici negativi), ma un tutt’uno, una unità indissolubile tra la parte fisica e la parte immateriale che lo caratterizza.

Come diceva uno dei suoi autori preferiti, Gurdjieff, tutto è energia, la materia è energia, l’uomo è energia, dunque le stesse leggi che regolano la natura, governano anche l’uomo.

 

Durante i viaggi raccoglievano i più disparati elementi e le erbe più strane che, ritornati al villaggio, veniveno elaborati e trasformati in rimedi usando le antiche tecniche dell’Alchimia e della Spagyria.

Egli, con altri giovani, sotto la guida del gruppo di scienziati aveva potuto studiare gli unici testi forse rimasti al mondo: migliaia di tessere in fibra di carbonio su cui erano stati incisi i testi più importanti del sapere umano.

A causa dell’allagamento dei nascondigli in cui erano stati riposti dal nonno e dal suo gruppo, queste tessere erano rimaste immuni all’effetto del tragico esperimento: l’acqua che li ricopriva, la grande madre della vita sulla terra, le aveva protette.

Conobbe dunque i principi della Spagyria: Sulphur ( lo spirito), Merkur (l’anima), Sal ( il corpo), imparando ad applicarne le proprietà ai prodotti del mondo vegetale, l’olio essenziale, l’alcool etilico e gli oligoelementi.

Fuoco,Acqua, Aria e Terra divennero suoi compagni costanti ed imparò a studiare i cicli astronomici del Sole, della Luna e dei Pianeti, cercando di prevenire le carestie ed il diffondersi di nuovi mali.

Anche le semplici influenze in quel periodo erano fonte di grande pericolo e, nel loro viaggio di paese in paese, erano attesi con ansia per i loro rimedi: portavano gli oligoelementi di Rame-Manganese e di Rame-Oro-Argento e le preparazioni di erbe con ribes nigrum, betulla pubescens,spirea ulmaria e l’olio essenziale di limone e la propolis delle api.

 

La gente spaurita dalla catastrofe e delusa dal precedente sistema di governo, cominciò a prestare ascolto ai loro consigli:

-Seguire il ciclo naturale delle stagioni per le coltivazioni, l’allevamento e l’alimentazione

-Riscoprire i prodotti e le caratteristiche peculiari del proprio territorio per ritrovare identità personale e di gruppo. Infatti un popolo con una forte identità, composto da individui consapevoli di Sè e delle proprie reali possibilità, dà vita ad un insieme compatto, non aggressivo,produttore di benessere e diffusore di cultura e di pace.

-Preparare una scuola nuova dove fin da bambini gli individui vengano stimolati ad esprimere la loro creatività, identificati ( non catalogati!) con le tecniche dell’Enneagramma e, grazie a questo, favoriti nello sviluppare le loro caratteristiche più congeniali.

Far sì che ogni uomo possa fare un lavoro più per piacere che per denaro sarà il segreto di una società pacifica, produttiva e felice.

 

Il nonno era morto da tempo e l’uomo ne aveva preso il posto proseguendo nella sua opera di portatore di benessere.

Ora nei villaggi la gente lo attendeva e, pur essendosi riappropriata della tecnologia, la usava ( e non ne veniva usata) senza dimenticare i principi naturali.

Il sole era quasi completamente tramontato e sentiva un pò di freddo.

“Sono vecchio” -si disse -“è ora che qualcuno prosegua la mia strada”.

Stava osservando il giovane che gli correva incontro: aveva notato come, ad ogni incontro, pendeva dalle sue labbra e come ogni anno fosse sempre più preparato.

“Sì” – pensò – “Ormai è pronto per essere un buon naturopata, gli chiederò di partire con me”.

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