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L'ALBERO E IL CANE una storia sul linguaggio degli alberi
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L’ALBERO E IL CANE una storia sul linguaggio degli alberi

L’ALBERO E IL CANE una storia sul linguaggio degli alberi

Stava scendendo l’oscurità

perciò decise di fermarsi, di cercare un posto per trascorrere la notte in sicurezza, per evitare che la sua ricerca (..o era una fuga?..) venisse interrotta da un incidente o da qualche altro imprevisto. Era stanco, non solo nel fisico, e la prospettiva di un po’ di riposo era invitante: arrivato nella radura si guardo’ intorno alla ricerca di un riparo. Il grande albero era li, con le sue fronde scure che scendevano quasi fino a terra e le grandi radici aeree, tondeggianti, con forme morbide ed invitanti;l’uomo si avvicino’, scegliendo con gli occhi attenti il posto piu’ adatto,più comodo ma riparato. Lo individuo’ in un largo tronco quasi orizzontale leggermente sopraelevato e protetto da un grande ramo frondoso: si isso’ sul tronco e scelse una posizione comoda per distendersi. La possibilità di rilassarsi gli fece sentire il brontolio dello stomaco che reclamava la giusta razione di cibo: non mangiava dal giorno prima ed era affamato ma il desiderio di dormire ebbe il sopravvento e cadde in un sonno profondo.

Il grande albero (un albero strano, grande come un baobab, frondoso come un faggio, liscio come una betulla, sembrava la rappresentazione di tutti gli alberi insieme) guardava la scena che si svolgeva tra le sue radici, osservando l’uomo che dormiva.

” Eccone un altro, disperato come gli altri, che cerca rifugio tra le mie fronde credendosi invisibile per sfuggire a chissa’ chi…..Sono sempre di più di questi tempi a non voler piu’ accettare la situazione sociale, a rifiutare di essere ancora dei numeri senza personalita’ e a fare atti dimostrativi contro il potere centrale….salvo trovarsi soli ed in fuga, inseguiti dagli uomini delle forze speciali.” mugugno’ l’albero con la sua voce profonda e gli altri alberi annuirono facendo stormire le fronde ” …ma mi pare che questo uomo abbia dentro qualcosa di più, che valga la pena di offrirgli qualcuna delle nostre storie.”

” Hei tu, chi sei? Perché fuggi e ti nascondi? ”

L’uomo si desto’ di soprassalto e si guardo’ intorno per cercare da dove proveniva la voce.

“Sento la tua paura ma anche il tuo cuore, saldo e grande; cosa ti capita? Posso offrirti il mio aiuto? ”

Il racconto dell’uomo

“Gli uomini stanno impazzendo” comincio’ a raccontare l’uomo ” stanno distruggendo il loro stesso pianeta, scegliendo di combattersi per le ultime risorse invece di coalizzarsi per sopravvivere tutti. Io ed altri abbiamo deciso di ribellarci, di non accettare passivamente questa pazzia e, con le nostre donne, abbiamo dato vita ad un villaggio di uomini pari, dove tutti hanno gli stessi diritti e doveri. Purtroppo il nostro stile di vita ha dato molto fastidio al Potere Centrale che ci ha aggrediti, prima sui sistemi di comunicazione e poi direttamente, irrorando le nostre terre con gas velenosi; la gran parte sono morti, altri fuggiti e dispersi. Io ho perso tutto, adesso voglio fuggire e conoscere altre parti del mondo per scoprire se esiste una speranza.”

Il grande albero dimostro’ la sua partecipazione e rabbia agitando le fronde e facendo volare le foglie gia’ cadute ” Ti capisco molto bene; anch’io, quando ero giovane, ho voluto ribellarmi a situazioni simili: l’uomo ha sempre fatto molti disastri, per ignoranza ma anche per cattiveria, perché voi non siete cosi’ buoni come può sembrare….Avete dimenticato le leggi della Natura e Lei si rivolgerà contro di voi. Ti racconterò della rivolta degli abeti, quando ancora anche il nostro linguaggio veniva compreso dagli uomini”.

Intanto un grande cane, imponente e con un gilet damascato di color rosso scuro, che contrastava con il suo mantello candido, giunse alla radura, nei pressi del grande albero e, sentendolo parlare si fermo’ a salutare. “Ciao amico frondoso, di cosa stai lamentandoti, a chi stai raccontando le tue storie?”

L’albero indico’ il ramo su cui era adagiato l’uomo che dormiva ” cercavo di impedire ad un altro sognatore di sbattere il naso….ma mi sa’ che con questo sara’ dura…”.

Intanto l’uomo si domandava incredulo se stesse veramente parlando con un albero, se comprendeva il suo linguaggio o se la stanchezza gli stava giocando un brutto scherzo. Stava dormendo, sognando o cos’altro?

“Niente di tutto questo” ribatte’ il cane “semplicemente in questo momento il tuo cuore e’ aperto e disponibile ad ascoltare, perciò puoi capirci. Ascolta la storia del mio amico albero…

Il racconto dell’albero

L’albero comincio’ il suo racconto: ” Ci fu’ un tempo in cui tutti gli esseri sulla terra parlavano un solo linguaggio, comprensibile per tutti, che non aveva bisogno di grammatica e sintassi perché scaturiva direttamente dal cuore di ognuno. Tutti vivevano nel rispetto reciproco ed interagivano per il bene comune. Noi alberi eravamo ben contenti di dare ombra, riparo e frutti agli altri esseri, finanche quando dovevamo sacrificarci per fornire il legno, perché conoscevamo il grande disegno dell’evoluzione che ci era stato insegnato dai Creatori. Sapevamo che questo nostro compito avrebbe contribuito al miglioramento di tutto il pianeta e nelle nostre radici scorreva anche la linfa della felicita’.

Poi, a poco a poco, ci fu’ il distacco tra i vari piani energetici, non si riusciva più a comprendersi ed ogni mondo prese a far da solo, seguendo vie di sviluppo diverse che non tenevano piu’ conto delle esigenze e delle necessita’ degli altri. Noi alberi eravamo numerosi, coprivamo gran parte delle terre emerse e, seppur meno mobili, riuscivamo a far giungere i nostri messaggi ovunque, grazie al linguaggio delle fronde. Proprio per carpire il nostro linguaggio (che ormai non comprendevano più), i mammiferi cominciarono a maltrattarci, ad abbatterci senza motivo, a sterminare grandiosi clan di alberi. Comunicare senza fili, apparecchiature meccaniche o elettroniche, semplicemente con il vento, era il loro obiettivo per poter sottomettere gli altri sistemi sociali sul pianeta.

Sopportammo per lungo tempo (… e i nostri tempi sono maggiori delle vostre ere….) assistendo allo scempio delle foreste e dei campi, disperando sempre di più del possibile ravvedimento dei mammiferi che invece presero a perseguitare anche altri esseri viventi del pianeta.

Poco per volta, pero’, spuntarono germogli particolari, robusti, dritti e slanciati con foglie modificate, che non cadevano in autunno e resistevano alle intemperie e che cominciarono a diffondere voci di resistenza, di lotta ai mammiferi per il proprio diritto di scegliere. Gli alberi più antichi li ammonirono, temendo una repressione pesante, con il fuoco, ma questo pensiero di libertà si diffuse a macchia d’olio, sulle ali del vento provocato dai rami che si agitavano.

Comincio’ un periodo tragico, durante il quale i mammiferi non potevano più avvicinarsi ai boschi per non essere colpiti e si vendicavano incendiando intere regioni boscose.

Il pianeta stava andando in rovina, senza più risorse ed allora gli alberi, resisi conto che non ci sarebbe stata soluzione, decisero di ” perdere la guerra” senza tuttavia permettere ai mammiferi di approfittarne: decisero di non parlare più, di rinunciare al loro meraviglioso linguaggio. Così ormai siamo in pochi, solo i più anziani , a conoscerlo e a poter comunicare con gli altri mondi e spesso stiamo intere generazioni in attesa di individuare l’ essere giusto a cui parlare e trasmettere il nostro sapere. Già, perché se il prescelto ci ascolta e ci capisce, automaticamente impara a comunicare con noi e riceve tutto il nostro sapere. Tu che dici? Ora che mi hai ascoltato, vorresti apprendere il sapere degli alberi? E’ il regalo che vorrei farti, per aiutarti nella tua lotta e ricerca.”

L’uomo, attentissimo al racconto, si sentiva pieno di gratitudine e di emozione: dopo tanto tempo aveva ritrovato qualcuno disposto ad un gesto di amicizia e di solidarietà, che gli offriva un grande regalo. “ti ringrazio”disse all’albero senza muovere le labbra, nel linguaggio appena imparato” non so se mi merito questo dono, ma faro di’ tutto per esserne degno e lotterò anche per voi.”

” Non ho dubbi” intervenne per la prima volta il cane ( ..e l’uomo si stupì di comprendere anche lui..)” che farai di tutto per essere all’ altezza ma sento che qualcosa ancora stringe il tuo cuore…..Intanto, come ti chiami?”

“Mi chiamo Erasmus e vengo dalla Terra; tempo fa’ raggiunsi questo pianeta con la mia compagna Hook e lo trovammo molto ospitale, simile sia al mio pianeta che al suo tanto che decidemmo che sarebbe stata la nostra meta finale appena risolti i problemi che ancora ci impedivano di stare insieme costantemente. Da una parte lei doveva portare a termine la missione che le era stata affidata dal Consiglio Celeste, dall’altra io volevo scoprire le mie vere origini e contribuire al cambiamento sociale che covava sotto le ceneri sulla Terra.

Mentre Hook cercava di mettersi in contatto con il suo pianeta per essere teletrasportata e comunicare al Consiglio Celeste il mio prossimo arrivo ( cosa non semplice per un umano, viste le condizioni di vita del pianeta, selvaggio per gran parte del territorio ed abitato da lupoidi molto evoluti che conoscevano il segreto dell’energia e comunicavano telepaticamente….) per confrontare le nostre diversita’ e necessita’, io assistetti ad alcuni episodi di violenza e sopruso da parte delle forze del Potere Centrale e venni in contatto con il gruppo di cui ti ho parlato prima. Erano giovani e disposti a mettersi in gioco; ci trovammo bene con loro e, in attesa di ripartire, decidemmo di partecipare al loro tentativo di villaggio comune. Vivemmo giorni intensi e felici che ci fecero assaggiare il gusto della nostra futura vita insieme, accelerando il desiderio che si avverasse nel piu’ breve tempo possibile. Venne la chiamata ed Hook si preparo’ per partire. Io rimasi con il gruppo, dedicando tutto il mio impegno e memorizzando il maggior numero di informazioni che avrebbero potuto essermi utili per la mia ricerca ed il compito che mi ero prefisso.

Poi venne l’attacco, il combattimento e fummo dispersi; molti morirono, altri si nascosero ed io mi unii a loro. Eravamo tutti molto addolorati per i compagni persi ma decisi a proseguire nel nostro progetto. Io facevo del mio meglio, in attesa del ritorno di Hook, che pero’ non torno’ più. Una notte si insinuo’ nella mia mente (cosa non difficile, poiche’ era sempre con me….) e mi comunico’ che la sua evoluzione sarebbe stata un’altra, senza di me. Poi più niente.

Da allora partecipo a tutte le battaglie, con rinnovato vigore ma con la segreta speranza di morire.”

Erasmus tacque ed anche l’albero ed il cane non vollero rompere quel momento di silenzio. La foresta era immota, senza rumori o movimento, il tempo sembrava essersi fermato: ogni essere si chiedeva come un amore così grande e profondo avesse potuto essere fermato….e perché …..

Il cane si avvicino’ per farsi accarezzare, ben sapendo quanto il suo mantello fosse terapeutico e l’albero, per mascherare la sua commozione scosse forte i rami facendo alzare in volo tutti gli uccelli notturni.

Se l’amore e’ forte reggerà anche a questa prova” disse poi all’uomo che continuava a dormire. Guardo’ il cane e vide che sorrideva; anche lui sapeva già che ce l’avrebbe fatta.

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