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Io sono l'idea di libertà di un gabbiano | Il Giardino Energetico
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Io sono l’idea di libertà di un gabbiano

Io sono l’idea di libertà di un gabbiano

                 IO SONO L’IDEA DI LIBERTA’ DI UN GABBIANO

 

Il locale appariva tranquillo, un po’ appartato anche se in mezzo ad altre costruzioni. C’era un buon odore di pulito e l’uomo, un po’ esitante, entrò.

Aspettò un momento un cameriere, chiese un tavolo ed attraversò il locale, verso il patio affacciato alla spiaggia vuota e silenziosa.

Pochi tavoli erano occupati ma uno ospitava una bella compagnia di amici.

L’uomo scelse un tavolo e si sedette in modo da poter vedere il mare e la compagnia di amici; si sentì a disagio perché non aveva le spalle “protette”, ma si rilassò sorridendo. Ormai non aveva più motivo di preoccuparsene.

Una cameriera premurosa gli portò il menu: era allegro, strano, con fogli colorati, disegni spiritosi, plastificato.

Lesse con cura tutti i piatti, dagli antipasti ai primi a i secondi. Anche le 58 pizze diverse. Ma quando erano state inventate?

Ricominciò daccapo: alcuni nomi erano allettanti ma non li conosceva ed aveva paura di fare brutta figura.

Scelse con l’acquolina alla bocca: spaghetti alla chitarra con vongole veraci, rosticcini di capra, patate fritte, vino rosso cerasuolo ed acqua effervescente naturale.

Quando si avvicinò la cameriera era così affamato che quasi non riusciva ad esprimersi; avrebbe voluto dire “presto, presto, portatemi tutto subito” ma si trattenne.

Si dispose all’attesa e cominciò a guardarsi intorno, soffermandosi sulla compagnia di amici: erano tre coppie, con uomini di corporatura media, abbronzati e forse un po’ troppo “ in carne” mentre le donne erano completamente diverse tra di loro. Una era piccolina ed abbastanza anonima sia nell’aspetto che nel vestire, un’altra era mora, abbastanza carina ma eccessivamente magra mentre la terza era carina, bionda, formosa e ben vestita.

L’uomo ne fu attratto e si mise ad osservarla, cercando di farlo in modo discreto perché non riusciva ancora ad immaginare di poter parlare con chiunque.

Intanto la cameriera portò il vino, l’acqua e subito dopo la pasta fumante: aveva un buon profumo ed un bellissimo aspetto e l’uomo deglutì assaporandola con lo sguardo.

Cominciò lentamente a svuotare le vongole: i gusci caldi gli scottavano le dita, i molluschi grassi e sodi scivolavano sulla pasta portando con sé il sugo oleoso ed i pezzi di pomodoro fresco.

Ne assaporò alcuni poi finì il lavoro e cominciò ad arrotolare la pasta, cercando di comporre dei bocconi perfetti: un mollusco con un po’ di pasta intorno ed un pezzetto di pomodoro.

Erano buonissimi e, per un poco, tutto il suo interesse fu per il piatto di pasta e per il vino saporito che separava i bocconi.

Terminò il piatto con soddisfazione e si guardò intorno: la cameriera lo fissava divertita, probabilmente chiedendosi il perché di un così intenso piacere nel mangiare un piatto di pasta. I loro sguardi si incrociarono e per pochi istanti si fissarono poi, a disagio, ognuno distolse lo sguardo.

La cameriera si avvicinò per ritirare il piatto dei gusci e quello della pasta, vuoto e ripulito. “Le sono piaciuti!” chiese sorridendo e lui avrebbe voluto abbracciarla mentre pensava: “..ma allora mi vedono e mi parlano.” Invece l’emozione era così forte che riuscì solo ad annuire vigorosamente.

Rimasto solo, riprese a guardarsi intorno anche se la donna bionda non lo interessava più: mangiava con la bocca aperta, rideva con la bocca aperta, sbadigliava con la bocca spalancata: sembrava che quella bocca fosse il centro del suo essere e che, se uno ci si avvicinava poteva essere azzannato o inghiottito.

Aveva perso il suo fascino e l’uomo se ne disinteressò lasciando vagare lo sguardo lungo la spiaggia buia, il mare immoto e scuro, il cielo stellato.

Percepì la presenza della cameriera di fianco a lui: aveva portato la carne, le patate ed il pane abbrustolito.

Annusò gli aromi che salivano dai piatti e distinse anche l’odore (o il profumo?) di lei, pungente, pulito, di onesta donna lavoratrice. La osservò mentre si allontanava: era semplice, normale ma maledettamente uguale a come se l’era sempre immaginata in tutto quel tempo.

Lei si voltò a guardarlo e sul suo volto c’era di nuovo quella espressione di curiosità e sorpresa.

Per un lungo momento il piacere del gusto ebbe il sopravvento su tutti gli altri sensi e l’uomo godette nel masticare la carne sfrigolante ed il pane abbrustolito, nel sentire il sale sulle patate fritte e l’olio piccante che gli faceva bruciare le labbra.

Bevve sia il vino che l’acqua, divertendosi ad alternarli, conscio di fare una cosa anomala ma consapevole di un nuovo immenso potere che aveva riacquistato: poteva sciegliere cosa fare!

Lei tornò per ritirare i piatti e deliberatamente gli sfiorò una mano: istantaneamente passò tra loro la carica energetica di cento e cento fulmini, così rimasero a guardarsi, immobili.

“Desidera altro?” chiese lei sorridendo e lui pensò “ certo, certo, ti desidero tantissimo”, ma rispose “il conto, grazie”.

Quando si riavvicinò con il foglietto in mano, lei teneva lo sguardo basso, quasi a cercare errori nel disegno del pavimento ma, giunta davanti a lui, lo fissò direttamente negli occhi , sorridendo, disse: “Certo che lei è un tipo un po’ strano!…”.

“ si”, rispose l’uomo “ credo anch’io che a stare ventisette anni in cella si diventi un po’ strani”.

La donna non distolse lo sguardo profondo ed accentuò il sorriso: “Bene allora…bentornato! E se ha bisogno di me, io sono qui…”

L’uomo si allontanò camminando come sopra ad una nuvola, sentendosi leggero e libero come un gabbiano. “Anzi” pensò ”di più: io sono l’idea di libertà di un gabbiano”.

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